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Giornalista canadese liberata in Somalia dopo 15 mesi di prigionia

27 novembre 2009

Amanda Lindhout con un bambino somalo

Si può solo immaginare la sensazione di felicità che Amanda Lindhout, la giornalista canadese tenuta prigioniera in Somalia per 15 mesi da un gruppo di ribelli, ha provato nel rivedere ieri pomeriggio il cielo e respirare finalmente aria di libertà.

<<E’ stato davvero opprimente. Ero lasciata sola per tutto il giorno. Non avevo nessuno con cui parlare. Mi tenevano in una stanza con una luce, senza finestre e non avevo nulla per scrivere qualcosa. C’era pochissimo cibo. Mi era permesso usare il bagno esattamente cinque volte al giorno>> – ha dichiarato la ragazza ai microfoni della CTV poche ore dopo il rilascio.

<<Praticamente la mia giornata era stare seduta per terra in un angolo, 24 ore al giorno per gli scorsi 15 mesi. Qualche volta venivo picchiata o torturata. Era una situazione estremamente dura>>.

La giornalista free lance canadese era stata rapita a Mogadiscio da ribelli somali, probabilmente di religione islamica, insieme ad un suo collega australiano il 23 agosto 2008.

In questi lunghissimi 15 mesi si sono susseguiti contatti tra il covo dei rapitori – che chiedevano un milione di dollari di riscatto – e le abitazioni dei due ragazzi.

La Lindhout ha dichiarato che le cose da dire via telefono le doveva leggere da un foglio ed erano quasi tutte dettate dai ribelli. Le era vietato aggiungere altre informazioni e le telefonate a casa duravano pochissimi minuti.

Il premier canadese Stephen Harper si è detto molto felice e sollevato dalla liberazione di Amanda e ha tenuto a sottolineare che il Governo non ha contribuito in alcuna maniera al pagamento del riscatto che, si dice in maniera ancora non ufficiale, alla fine si sia aggirato intorno ai 700.000 dollari.

Amanda Lindhout ha confermato questa versione, dicendo che i soldi sono arrivati direttamente dalle famiglie.

Oggi i due giornalisti occidentali sono stati trasportati a Nairobi per le visite mediche di circostanza e fatti accomodare in un hotel dove a breve si incontreranno con i rispettivi famigliari giunti nella capitale del Kenya, prima di poter tornare nelle proprie nazioni.

La Lindhout ha fatto sapere che, una volta tornata in Canada, si prenderà almeno 2 mesi di libertà da condividere con la famiglia e gli amici.

Dopo 15 mesi di solitudine e torture è il minimo. E possiamo ben immaginare che il Sole, le stelle e anche semplicemente l’aria che respirerà, magari guardando la neve e gli alberi di Natale fuori da una finestra, avranno un sapore tutto nuovo.

Così come tutte le piccole cose che diamo per scontate ogni giorno della nostra vita.

Gianvito Magistà

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